Triora senza tempo, Triora senza scampo...


Non si arriva a Triora per caso, per prendere un caffè o perchè si passava da quelle parti, Triora è Triora, un pezzo di storia, un frammento di coscienza, un lamento di disperazione e un'invocazione di giustizia che languono affossate tra aspri colli e rudi precipizi, tra strade dissestate e frane in corso. A Triora, si deve arrivare preparati. E così è stato per noi. Il paesaggio, rassicurante e un po' inquieto dell'autunno che sfoggia i suoi colori più vividi spariva lentamente, con l'avanzare della sera e del buio, mentre i paesini si susseguivano, uno dopo l'altro prima, sempre più distanziati dopo, fino ad arrivare a Rezzo, dove abbiamo trovato l'ultimo cartello che indicava Triora, a 36 km di distanza. 36 chilometri nel buio di una strada stretta, con le chiome degli alberi che si abbassavano stridendo sul tettuccio del camper ad ogni curva, con precipizi appena intuiti sotto le curve infinite, le strade sdrucciolate, la montagna silenziosa, qualche animaletto che ogni tanto faceva capolino dai bordi della strada, un rospo, alcuni pipistrelli, molto silenzio e una sorta di inquietudine annunciata.
Un percorso mentale prima che fisico, un modo per allontanarsi da quello che è attuale, reale, concreto, e perdersi all'interno di un sogno che, in passato, ha assunto i connotati di un doloroso incubo reale.
E ora, ora che le strade sono asfaltate, è possibile percorrere questo viaggio in (relativa) sicurezza, prendendo per mano le proprie curiosità e i propri timori e addentrandosi in un borgo fatto di segreti inconfessabili, di peccati inimmaginabili, di leggende diventate realtà e di realtà con cui si può finalmente fare i conti.
Il borgo stupisce immediatamente per il suo fascino vero, reale, antico, accoglie il visitatore e lo abbraccia tra le strade strette, le scalinate che attraversano strade perperndicolari e nel quale perdersi è facile, molto facile.
Non è piccolo, anzi, è generoso, ricco di scorci e di anfratti insoliti, di vicoli e stradine che è bello percorrere pur sapendo che non si arriverà da nessuna parte se non in qualche cortile o in qualche casa, tutte addossate le une sulle altre, per poi dover tornare indietro con faticose salite e cercare di nuovo quel piccolo e stretto budello che rappresenta un po' il corso del paese. Un corso dove la pavimentazione è rossa, quasi un tappeto di gala, per indicare l'eleganza della strada principale, quella su cui si affacciano i pochi negozi di souvenir o di generi alimentari, i ristoranti, i bar, le due piccole piazzette dove si svolge, probabilmente, un piccolo mercato rionale, la Chiesa con le finestre della facciata murate.

Usciamo dal budello, ci addentriamo in strane strutture architettoniche, spazi difficili da decifrare, androni bui, resi ancora più affascinanti dalle ombre della notte, tra lavatoi che odorano di sapone grezzo e strade anguste dove case medievali si alternano a ruderi pericolanti con la scritta vendesi.
E si, comprare casa e ristrutturarla in un paese come Triora non è facile, quà e là c'è qualche cantiere, ma chissà come hanno fatto a portare i materiali edili, chissà con quanti viaggi sono state portate gru e impalcature. Triora è paese da vivere a piedi, solo in poche strade è pensabile che qualche piccolo mezzo possa arrivare, chi vive quà non vive nella comodità, non ha il garage sotto casa e per muoversi... cammina.
La mattina dopo, con la luce del giorno, ci addentriamo nel percorso delle streghe, arriviamo prima al castello, un rudere pieno di fascino, immerso nel silenzio sulla cima del paese, e poi proseguiamo lungo il sentiero che conduce alla Cabotina, quella che era considerata la casa delle streghe, il luogo in cui si davano convegno per ballare nottetempo e compiere i loro misfatti ai danni dell'ignara popolazione.
Le streghe, donne che a dispetto del mito non erano affatto brutte, e che anzi la leggenda racconta di grande fascino e di bellezza sensuale. Donne che non avevano altro che la conoscenza atavica di quella medicina erboristica che per lunghe generazioni ha curato i più disperati malanni con qualche tisana e qualche impacco, donne che competevano forse con i medici del tempo e nel quale il popolo riponeva maggiore fiducia, donne pericolose, capri ispiatori ideali su cui scaricare la colpa di carestie e morti improvvise.
Il resto è storia, fatto sta che a Triora la strega è diventata il simbolo stesso del paese, e si rivendica, oltre alla sua innocenza, anche la sua potenza, se streghe si deve essere, e che lo si sia sul serio, insomma.
Quando gli inquisitori giunsero da Roma per spargere il terrore credo che faticarono non poco per trovare il piccolo borgo arrampicato tra le aspre colline e gli strapiombi vertiginosi, il paese era probabilmente tale quale è adesso, silenzioso, misterioso, depositario di segreti e misteri senza spiegazione che trovano però espressione sublime nell'aspetto stesso di queste strade, di queste case ricche di personalità, di questi vicolli che nascondono, che coprono, che non svelano mai interamente cosa c'è dietro...

2 commenti:

Baol70 ha detto...

sempre un piacere e utile leggerti ragazza

Edoardo Gentili ha detto...

Ciao sono Edoardo, complimenti per il blog, mi piacerebbe uno scambio link con te. Ti propongo i miei due blog i cui link trovi sotto! Fammi sapere, a presto
Edoardo Gentili Official Blog
Galli-Gentili Official Blog

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