Forte questo museo!


Arriviamo a Bard di mattina presto, raggiungiamo il borgo camminando su una strada ancora completamente in ombra nonostante sia ancora estate, il forte si staglia sul profilo della montagna occupandone diversi livelli, con le sue linee rigorosamente militari, con le sue mura inviolabili eleganti, con i suoi tanti punti d’osservazione dislocati lungo i perimetri del dedalo di mura ed edifici. Il forte di Bard è un edificio massiccio, riconcepito da Carlo Alberto nel 1830 rispetto alle forme preesistenti che risalivano all’anno mille, recentemente è stato sottoposto a importanti opere di recupero che l’hanno reso un luogo pieno di fascino e di spazi espositivi rilevanti tanto da farlo diventare un polo culturale all’avanguardia. .
E’ ancora presto, gli ascensori aprono solo alle dieci, noi decidiamo di raggiungere il forte a piedi percorrendo la strada panoramica che dal fondo del paese sale dolcemente tra sinuosi tornanti fino a terminare nel cortile della biglietteria, che è ancora chiusa al nostro arrivo. Di aperto però c’è la caffetteria, collocata anche questa nelle stanze del forte, dove entriamo a fare colazione ammirando il panorama dalle strette feritoie e dal tetto di vetro.
Usciti dalla caffetteria il silenzio che ci ha accolti al nostro ingresso si è trasformato in un brusio di voci e di passi, la gente sembra essere arrivata tutta assieme, evidentemente gli ascensori vanno per la maggiore...
Il forte in quanto tale non è visitabile, o meglio, non ha spazi aperti al pubblico nel quale si conservi traccia della vita militare, è stato trasformato in
museo delle alpi e nel percorso museale anche la vita del forte e più in generale della vita militare trova largo spazio.
Compriamo i biglietti e raggiungiamo l’ingresso del museo, percorrendo una larga scala in una sala dove il bianco è l’elemento dominante e una musica che subito scambio per inno religioso incalza con un ritmo quasi celestiale. L’effetto è strano, ancora non me ne rendo conto ma l’ingresso è la perfetta anticipazione di tutto quello che si andrà a vedere, un percorso dove le sollecitazioni visive, audio e sensoriali sono state perfettamente studiate per fare sentire il visitatore coinvolto nel percorso e non spettatore passivo.
Il percorso, ci spiegano, è circolare, attraversa tutto l’anello del forte per concludersi nuovamente nei pressi dell’ingresso.
Nelle prime sale troviamo l’esposizione mobile delle cartoline, filmati che raccontano i benefici delle risorse alpine e la camera denominata “la notte dell’ufficiale dove si riesce a capire quanto doveva essere dura la vita del forte anche per chi era destinato alla carriera militare e non un semplice soldato. Lontano da eventi mondani e civili, si viveva nel rigore del freddo inverno con suppellettili essenziali in una condizione quasi punitiva. Nessuno voleva andare al forte, era un po’ come essere dimenticati dal mondo.
Nelle varie stanze che visiteremo in seguito il museo si dimostrerà sempre di più una sorpresa, la tradizione delle Alpi viene narrata attraverso linguaggi tecnologici stupefacenti, alle collezioni di libri antichi si alternano le vetrate che nascondono specchi riflettenti in grado di mostrare immagini reali diverse, così da vedere la marmotta fuori dalla tana di giorno e un secondo dopo, avvolta dal buio della notte all’interno del suo giaciglio.
Si vedono gli animali e la fauna dei boschi, le riproduzioni che spiegano le coltivazioni alle diverse altitudini, gli sport invernali e le manifestazioni che celebrano gli eventi, i santi che proteggono i montanari, le drammatizzazioni del carnevale, il calore della stuba ricostruita e narrata come cuore della casa, l’aula di montagna con i vecchi banchi a ribalta e gli scarponcini duri degli studenti, foto e ricordi di famiglia di tutti i periodi, memorie di vita, di morte, di un tempo senza confini che dalle eruzioni vulcaniche, dal ritirarsi del mare, ha creato sedimenti rocciosi che con il passare di anni, tantissimi anni, sono diventate montagne. Montagne su cui si sono trovate antiche conchiglie, montagne ricche di minerali prodotti da pazienti e incredibili combinazioni ambientali.
E storie più leggere, come quella de Dahu, il leggendario animale alpino che si pretende avesse due zampe più corte delle altre per meglio adattarsi alla pendenza del terreno alpino.
Poi video, immagini straordinarie di una natura che commuove, sorvolazioni che fanno vacillare tanto si ha l’impressione del movimento, libri posti in mezzo ad altri libri le cui pagine aperte si scrivono, incredibilmente, da sole.
Insomma, non mi aspettavo molto dalla visita a questo museo, l’obiettivo principale era quello di visitare il forte e non pensavo che avrei trovato un percorso tanto stimolante che facesse dire alle mie bambine di avere appena visto il più bel museo della loro vita. Così che dopo di Bard, del museo della tortura non si è parlato più....
Sicuramente un percorso che raccomando, che consiglio di fare con calma, tanto non ci si annoia, da abbinare eventualmente al museo per i ragazzi, che però non abbiamo visitato, dove si simula un’escursione in alta montagna.
Per la discesa, data l’ora di pranzo, anche noi abbiamo optato per il servizio di ascensori che, cambio dopo cambio, ci hanno riportato in una manciata di secondi nel borgo di Bard.

2 commenti:

♥♥♥ ha detto...

che figata!!

tuttomusei ha detto...

bellissimo!

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