La magnificenza dell'anima

Benvenuti nel centro del mondo, benvenuti a Firenze. Da qualsiasi punto, monumento, Chiesa o museo arriviate, nel vostro peregrinare in una città passo dopo passo sempre meno sconosciuta e più amica, Piazza della Signoria vi sorprenderà, svelandosi dietro le fattezze eleganti dei palazzi rinascimentali, accogliendovi, confondendovi tra la folla sopresa, ammaliandovi con i soi spazi, presentandovi i suoi ospiti che da centinaia di anni osservano il tempo che passa, le abitudini e le mode che cambiano, sempre consci del grande ruolo affidato loro da geniali menti che hanno reso grande una città straordinaria, consegnandola alla storia, rendendola arte, arte viva, arte da vivere, passo dopo passo, nel centro della piazza che meglio rappresenta la grande varietà umana.
I turisti sono una folla estasiata, gli occhi a mandorla e le lingue incomprensibili rivelano che per alcuni di loro il viaggio è stato lungo e che forse non si ripeterà mai più nella vita, gli occhi scorrono avidi per catturare ogni dettaglio, ogni particolare, e l'anima vaga attonita, trafitta dalla sensazione di camminare su un pavimento quasi sacro per il solo fatto di essere stato calpestato prima di noi da menti tanto geniali e mani tanto abili da lasciarci un patrimonio senza pari in grado di estasiare l'anima e consolare le angosce della mente.

Il David quasi in disparte, perfetto a dispetto della sua non autenticità, ci ricorda che siamo in una piazza, scenario dove le intemperie rosicchiano e spesso la follia umana ferisce più di terremoti o di scrivanie volate dalle finestre nelle rivolte popolari, ci guarda serafico, clone di se stesso a salvaguardia della sua stessa perfezione. Eppure è bello, è bello lo stesso, rassicurante perfezione fisica, armonia del corpo e della mente in mezzo all'inquietudine delle teste mozzate, delle spade tratte, dei corpi contorti in lotte esasperanti, stemperate di quando in quando dallo sguardo criptico delle statue romane affatto turbate dalla belllicosità umana che si sfoga in tutta la sua irruenza.

La Loggia dei Lanzi è un richiamo a cui resistere è impossibile, la tentazione di sedersi, di stare in mezzo a questi pezzi di storia e osservarne le linee perfette, le ammaccature del tempo, l'ansia della materia di esplodere e muoversi, dando vita a pietre, marmi e bronzi a cui fanno il verso i mimi che sotto pesanti strati di ceroni e rivestiti di panni impolverati ricordano che in fondo l'arte è una vocazione, a volte uno stratagemma, eccezionalmente una chiamata divina.

Poi, copie anche loro a tutela della propria stessa esistenza, il Marzocco (originale visibile al museo del Bargello) di Donatello, anticamente concepito per ornare lo scalone degli appartementi reali nella Chiesa di Santa Maria Novella e poi diventato simbolo della repubblica fiorentina ed esposto in piazza per stare tra la gente, con la gente, e la statua di Giuditta e Oloferne, opera sempre di Donatello (originale visibile in Palazzo Vecchio), nata dall'estro consapevole di una matura genialità sempre più innovatrice.

Pochi passi, un rumore perpetuo che scandisce il tempo nella piazza, la fontana del Nettuno, opera di Bartolomeo Ammannati e della sua scuola, isola quasi infelice nel contesto scenografico perchè mai davvero amata dal popolo che la usò addirittura come lavatoio per i panni sporchi, mancante di un satiro del Giambologna originale perchè rubata, ad opera di alcuni buffoni, durante il carnevale del 1830 e da allora trafugata probabilmente all'estero, vittima di ripetuti atti di vandalismo che costarono al povero "biancione" il braccio destro. E che altro deve fare questa statua per meritarsi il posto che la storia gli ha riservato? cos'altro deve dimostrare perchè gli sia concesso un po' di rispetto, quel rispetto che sorge invece spontaneo, quasi reverenziale, ai piedi della grande statua equestre di Cosimo I de' Medici, opera anche questa (come molte della loggia e della fontana) del Giambologna. Imponente, possente, asutera, simbolo di un potere elegante, raffinato, la statua in bronzo fruttò all'autore numerose commissioni successive simili, a testimonianza dell'apprezzamento del lavoro svolto.

Camminare tra questi monumenti turba e quieta l'animo, la sensazione di essere davvero nell'ombelico del mondo, in un palcoscenico che offre lo scenario di quinte prestigiose quali
Palazzo Vecchio, il Tribunale della Mercanzia e il Palazzo Uguccioni accresce l'animo fino a renderlo abbastanza grande da sostenere lo sguardo dell'arte e della storia ma annienta le ambizioni, ammutolisce le pretese, azzera le esigenze....

Il resto sono scatti continui di macchine fotografiche che cercano disperatamente di immortalare un momento destinato purtroppo a passare.

E loro, originali e copie, resteranno a testimoniare anche il nostro passaggio.
Da me pubblicata anche su trivago.it

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