Perchè l'antitrust dovrebbe occuparsi di dmoz: dal paradosso all'abuso.

Chi non conosce Dmoz? Parliamo della directory più importante e famosa del web, quella che vanta il pagerank più alto, la fonte primaria di colossi quali Netscape Search, AOL Search, Google, Lycos, HotBot, DirectHit, e centinaia di altri, il progetto nato come open source per amore della condivisione e della partecipazione illuminata che hanno distinto i precursori della rete, e che oggi rappresenta un'autorità indiscussa per il riconoscimento e la trasmissione del valore di ogni singolo sito inserito, il "mezzo" di cui la rete dispone per "organizzarsi autonomamente" e porre rimedio alle carenze delle directory commerciali che "non riescono a fare fronte alle richieste" con conseguente abbassamento della qualità dei collegamenti. Parliamo, tra l'altro, della directory free al 100%, quella gratuita a tutti gli effetti e per cui  nessuno potrà mai chiedere il pagamento di denaro in cambio dell'inserimento di un url.
Parliamo della directory aperta a tutti, che consente a chiunque di diventare editore e contribuire così all'accrescimento del database attraverso il proprio contributo, volontario e non retribuito, nel nome del bene supremo della condivisione delle risorse sul web.
Insomma, parliamo di uno strumento in grado di influenzare il web, di veicolare traffico, di posizionare un sito, parliamo di un potere immenso, destinato ad amplificarsi ulteriormente con l'accrescimento della rete.
Il paradosso.

Il paradosso di Dmoz, e parlo nello specifico di Dmoz Italia, sta nel dichiararsi risorsa in movimento per poi dimostrarsi stagnante e ferma, sta nell'aprire le porte a nuovi editori permettendo a chiunque di presentare la propria candidatura per poi rifiutare sistematicamente lo status di editore, sta addirittura nella contraddizione del parlare di licenza d'uso gratuita per i contenuti ivi inseriti senza chiarire come vengono trattati i dati di coloro che si candidano per ricoprire, gratuitamente, il ruolo di editore, come vengono conservati questi dati e chi ne ha accesso.
Sta di fatto che se ad una prima richiesta per diventare editore, respinta con la motivazione che si è scelta un'area in cui  non c'è bisogno  di editori, ne segue una seconda , la risposta è nuovamente un rifiuto ma questa volta definitivo, meditato alla luce delle pregresse candidature che vengono viste come un morboso tentativo di autoagevolazione.
Che la directory voglia tutelarsi da tentativi di manipolazione mi sembra anche accettabile e comprensibile, del resto nelle linee guida comportamentali di Dmoz si legge che gli editori possono segnalare i propri siti purchè non si limitino a segnalare solo quelli, difficile  capire perchè questo possa diventare occasione di rifiuto, anonimo, per i nuovi editori quando è condizione di regola per gli editori in carica.
Se di abuso si tratta, infatti, dovrebbe essere riconosciuto universalmente, e non solo come deterrente per limitare l'afflusso di nuovi volontari in grado di dare  una smossa all'attuale agonia di Dmoz Italia.
E' possibile segnalare i propri siti, quelli rappresentati dalla propria web agency e quelli di amici e parenti o no?  Ci sono strumenti di controllo per verirficare quanti siti amici vengono inseriti da ogni editore rispetto ai siti anonimi, cercati in rete o presi nell'elenco delle segnalazioni, elenco per cui è richiesto un tempo medio di 3, 6 mesi per la valutazione e che non dà in alcun modo garanzie di inserimento in quanto, anche a distanza di anni, i siti proposti non risultano inseriti su dmoz?
Questo stagnantismo, probabilmente, è una scelta voluta per evitare  di  pregiudicare il  pagerank di Dmoz inserendo un numero di siti superiore a quelli  linkabili senza che si comprometta il valore  della pagina e, conseguentemente, se ne riduca la proprietà commutativa ai siti segnalati. Se i siti segnalati di una categoria sono, per esempio, una trentina a fronte di una stima di siti da valutare, per la stessa categoria, di 3.000, il pagerank influirà in modo sostanziale per quei 30 siti  il cui beneficio  materiale sarebbe sicuramente molto più ridotto se i siti linkati fossero 300. Figuriamoci 3000...
Facciamo qualche esempio pratico.
Prendiamo una delle aziende segnalate su dmoz, una a caso, questa:
http://www.iperdrink.it/
Una ditta che produce e commercia bevande. Un link da DMOZ può essere molto utile per il posizionamento di questa azienda che intende puntare su parole chiave quali "fornitura liquori,", primo risultato google,  "fornitura bibite"secondo risultato google e "fornitura vini" , primo risultato google, per questa keyword il risultato a seguire (il terzo a dire la verità perchè il sito in questione si è aggiudicato i primi due risultati)  è di un sito evidentemente concorrente, ovvero http://www.lacadelvino.com/web/ , sito che non risulta segnalato su DMOZ,  mentre il sito che si posiziona per primo con la chiave fornitura bibite, surclassando il nostro esempio, risulta essere http://www.meazzabevande.it/ , un sito che guarda caso di segnalazioni su DMOZ ne ha addirittura due.
Certo la rete è grande e offre spazio per tutti, anche per chi santi in paradiso non ne ha, come questo
http://www.spiritidoctiemme.it/pages/home.html e visto che è quasi Natale e voglio essere  buona lo regalo io un buon link  a questo produttore di vino (se vuole ricambiare con una bottiglia, amo i rossi...).
Ah si, dimenticavo di dire, il link da cui siamo partiti è gestito dalla web agency di un editor Dmoz,  sul sito della web agency si legge " Posizionamento Garantito in prima pagina su Google € 125 / mese Ti garantiamo in posizionamento in prima pagina su Google con almeno 2 chiavi di ricerca collegate al tuo busines". 
Il secondo link  forse è di un editor ancora più capace... cosa del resto non troppo difficile vista la grammatica zoppicante della citazione.

Ma prendiamo un altro esempio, di nuovo un esempio a caso, giusto per vedere se di nuovo il link di Dmoz può fare davvero la differenza nel posizionamento di un sito...
Prendiamo questo, per esempio http://www.telesicurezzaservice.it/ e subito scopriamo che di link Dmoz ne ha ben due e nonostante non abbia parole chiave evidenziate nell'html risulta comunque primo su google con la ricerca tele sicurezza (ci sono siti omonimi con domini differenti) e telesicurezza. Anche questo sito è gestito dalla web agency di un editore DMOZ.
Insomma, Dmoz aiuta, evita ai webmaster di impiegare ore e ore nella ricerca di siti adatti per costruire il proprio  link building, un solo sito può avere lo stesso peso di centinaia di link che spesso, anzi, rischiano di essere pericolosi perchè non controllabili.

Ora, mi chiedo, ma è la politica di DMOZ ad essere sbagliata o è solo l'utilizzo materiale che i nostrani editori hanno potuto fare dello strumento, trasformando l'uso in abuso?
Ci sono controlli a livello manageriale o è tutto un volemose bene e non pestiamoci i piedi a vicenda?
Se il mio blog non finisce su Dmoz, me ne farò una ragione, in fondo il mio è un hobby e non una professione, ma che cosa dovrebbero dire le migliaia di persone che quotidianamente si rivolgono ad un webmaster professionista perchè confezioni loro un sito   secondo tutte le regole seo e i principi del web 2.0 per poter scavalcare i motori di ricerca e poi si trovano a dover competere con un gigante che vanifica i loro sforzi e annienta i risultati soppiantando, con un solo link, tutto un tessuto di consolidamento "corretto" creato a suon di dare e avere, perchè i link lo sappiamo, non si comprano, e se si vogliono ricevere in ingresso occorre anche saperli dare in uscita...

Secondo me l'antitrust  un pensierino sul ruolo di DMOZ lo potrebbe anche fare per meglio comprendere le influenze del web marketing nel volume d'affari delle aziende, e verificare che le pari opportunità siano davvero tali, e che se anche è ammesso che qualcuno agevoli i suoi clienti non possa comunque intervenire per limitare l'avanzare dei siti concorrenti.
Ah, giusto per la cronaca, non passo il mio tempo su Dmoz a cercare quanti link sono presenti per ogni sito (nella mia ingenuità, poi, mi era parso di capire che più di un link nella categoria esatta non ci potesse essere), semplicemente uso la seotoolbar che per ogni sito visitato dice esattamente quanti collegamenti DMOZ ci sono ne mostra il percorso, oltre a molte altre cosette interessanti.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche io mi sono proposto come editore e mi hanno detto che la categoria non aveva bisogno di editori, peccato che sono mesi che attendo inutilmente l'inserimento di un sito, dmoz è una mafia, bella e buona!

Anonimo ha detto...

Io ho proposto dei siti, leggendo prima attentamente le linee guida, e (dopo quasi 2 anni) sono stati accettati, inoltre mi sono candidato come editore ed ho avuto una risposta positiva.
Sarei proprio curioso di sapere in che categoria, tu e l'autore del commento del 20 dicembre, vi siete proposti.
Infine non sarei poi così sicuro che un link da DMOZ influisca positivamente sul posizionamento di un sito.

Bblogger ha detto...

Ciao anonimo editore di dmoz, non ricordo con esattezza le categorie in cui ho proposto i miei blog ma posso assicurarti che il regolamento me lo sono letta bene anche io, probabilmente sono andata su weblog dove ci sono altri blog simili al mio. C'è da dire che le categorie di dmoz sono alquanto criptiche, secondo te dove dovrei collocare, per esempio, il sito di http://www.trivago.it sito di cui sono admin e che ho cercato di fare inserire, non parliamo di un blog amatoriale insomma... ma di un progetto professionale... Forse nella categoria dove si trova tripadvisor.it, sito molto simile? Dunque word, italiano, regionale? O dovrei più probabilmente allinearmi al corrispondente tripadvisor.com? in questo caso potrei orientarmi su Recreation: Travel: Guides and Directories oltre alle singole pagine regionali (7 link inseriti)? Spero proprio che tu sappia darmi il consiglio giusto perchè credo prorpio che un sito come trivago.it su dmoz ci debba essere, seguendo l'esempio di trivago.de.
Per quanto riguarda la tua ultima affermazione, puoi spiegarti meglio? pensi che dmoz danneggi i siti linkati?

Anonimo ha detto...

Ciao, potresti proporlo in entrambe le categorie, ma anche su altre, visto che è un sito multilingua (ad esempio World: Français: ecc.
In ogni caso, se il sito che vuoi che venga inserito su DMOZ (pur essendo validissimo) non aggiunge niente di nuovo al contenuto della categoria, verrà quasi certamente scartato.
Per sapere se e dove collocarlo la domanda che ti devi porre è questa: Cosa offre il mio sito? Ha qualcosa di nuovo, di diverso, in più degli altri siti presenti nella directory?
Per quanto riguarda la tua ultima domanda non penso che DMOZ danneggi i siti che linka, ma non credo che sia nemmeno utile in ottica SEO se non per il semplice link che offre . Ormai già da un pò di tempo Google ha cambiato i suoi algoritmi, prima essere presenti su ODP era sicuramente un vantaggio ai fini del posizionamento ora non più.
Se Google fossi tu a chi daresti precedenza? Ai siti con contenuti validi, facili da navigare, attinenti all'argomento preposto ed accessibili ai disabili oppure ai siti che con vari sotterfugi cercano di convincerti che devono essere loro a comparire in cima?
Ma questo è un alto discorso.
Ciao.

P.S.L'articolo che stiamo commentando compare nella terza pagina di Google sotto la chiave di ricerca DMOZ.

Bblogger ha detto...

Grazie per la tua risposta ma qualcosa non mi torna. Secondo te trivago.it verrebbe scartato perchè sono già presenti altri siti con contenuto simile e dunque la pagina è già completa? con quali criteri li stai comparando? Contenuto? forma? qualità? certezza delle fonti? Trivago, se non l'hai notato, è l'unico sito ad avere un metamotore comparativo che ti permette di vedere contemporaneamente tutte le offerte alberghiere di una stessa struttura, questo significa che non vedi, come negli altri siti, una sola offerta di booking, una di venere ecc... ma tutte le offerte sul mercato, di fatto aumenta la possibilità di competizione anche all'interno dello stesso sito, il discorso è lungo (non complesso)ma il sunto è: chi stabilisce quali siti sono degni di dmoz e quali no? Editor, volontari, che mi pare di capire siano tutti webmaster o titolari di agenzie che rappresentano siti ben listati su dmoz.
E chi stabilisce che i loro siti aggiungano qualcosa in più a quelli già online, o a quelli dei diretti concorrenti?
Tra l'altro, approfitto ancora della tua disponibilità perchè non mi è chiaro il meccanismo del trattamento dei dati sensibili di dmoz, sul sito non ho trovato alcun riferimento sul trattamento, consultazione e soprattutto, cancellazione.

Anonimo ha detto...

Non ho detto che Trivago non ha i requisiti per poter comparire su DMOZ e non ho fatto nessuna comparazione non avendo il tempo materiale per fare tutto ciò, ho parlato in linea generale, il mio discorso è valido per qualsiasi sito; magari il tuo è solo in attesa di recensione, oppure non è stato proposto nella categoria appropriata.
Se questa non dovesse esistere puoi suggerirne una nuova che più si addice al tuo portale (leggi qui http://www.dmoz.org/World/Italiano/help/cats.html#suggest).
Sono certo che l'editore o gli editori ai quali hai proposto i tuoi siti hanno fatto il loro lavoro in buona fede.
Gli editor non sono tutti webmaster e non tutti quelli che lo sono hanno delle proprie affiliazioni presenti su DMOZ, c'è gente che si impegna veramente e sacrifica molto del proprio tempo libero in favore della directory.
Per quanto riguarda i dati sensibili puoi leggere qui: http://www.dmoz.org/termsofuse.html

Anonimo ha detto...

Ho letto l'articolo e i commenti, l'editor dmoz che è intervenuto ha posto il punto su una questione importante: le categorie. Dmoz vuole passare come superorganizzata ma non è così, le categorie non sono precise, se uno stesso sito può essere incluso in più categorie il webmaster dovrà proporlo più volte nelle varie categorie sperando di trovare un editor interessato a visitarlo e a valutarlo, cosa assurda perchè dovrebbe essere l'apparato dmoz a decidere dove collocarlo se la categoria scelta non è la più appropriata. Mi pare che manchi molta trasparenza in dmoz

Francesco ha detto...

Anche se è passato un po' di tempo dalla stesura di questo articolo, lo trovo molto attuale e interessante.
Grazie delle informazioni, un saluto
F.

Bblogger ha detto...

Ciao Francesco, grazie a te per il commento e l'apprezzamento.

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