L'isola - Victoria Hislop

L'isola, il romanzo di Victoria Hislop che ha riscosso un grande successo in Inghilterra, mi è stato regalato per Natale da un amico che l'ha così apprezzato da volermelo fare conoscere.
Divorato in pochi giorni, il libro si è fatto leggere in modo gradevole risultando avvincente, sicuramente una lettura piacevole   anche se...
Parliamo di donne, del viaggio di una donna alla scoperta del passato della sua famiglia, un passato che la porterà a conoscere segreti mai rivelati, piaghe sociali drammatiche volutamente cancellate da sua madre per risparmiarle l'umiliazione e la consapevolezza delle proprie origini. Piaghe profonde, come quelle della lebbra, e ferite invisibili ancor più dolorose come l'incertezza delle proprie origini e il sangue versato dal proprio presunto padre sulla propria madre per riparare all'onta del tradimento.
Vicende traumatiche che  lasciano le protagoniste sconfitte, incapaci di assumere sembianze di vita umana palpabili e coinvolgenti, lasciando agli uomini i ruoli migliori anche se marginali...
La mia sensazione, leggendo questo libro, è stata una sorta di sconfitta generazionale femminile, cosa che sicuramente non era nell'intento dell'autrice nel momento in cui intesseva le sue trame, interessanti e avvincenti, e nel momento in cui puntava tutti i riflettori sui ruoli femminili del romanzo.

 Le donne dell'isola, a partire dalla capostipite Heleni, alle figlie Maria e Anna, per finire a Sofia e Alexis, hanno un qualcosa di etereo che non è un'aurea di purezza o un tratto passionale volutamente mal definito, è quasi come se non riuscissero a emergere del tutto dalla carta per diventare carne, e solo in alcuni tratti riescono a convincere o a commuovere. 
La frivolezza di Anna è raccontata con una superficialità che non appartiene neanche alla più egoista ed egocentrica delle donne, l'abnegazione di Maria è quasi una sottomissione generazionale, l'insussistenza di Sofia è un'ombra che attraversa la storia, rendendola solo traghettatrice e mai figura reale.
Donne buone, donne cattive, donne serie, donne facete. Davvero si riduce tutto a questo?
Le pagine che parlano della colonia di lebbrosi di Spinalonga risultano le più interessanti, poter capire come si viveva in un simile contesto è, in fondo, uno spiraglio inatteso che incuriosisce e coinvolge, dando respiro e forse un perché a tutte le vicende e ai personaggi che ruotano attorno all'isola.
Il romanzo, in fondo, è quello.
La saga generazionale non è altro che il perpetuo rifluire delle onde del mare sull'isola, un moto destinato a non finire e a ripetersi, rinnovandosi cambiando forma in base alla mutevolezza del tempo e degli eventi ma non come risposta ad una volontà precisa e a un disegno intenzionale.
Quello che maggiormente resta, del libro, sono i paesaggi di altri tempi, le immagini dei paesini di una Grecia incontaminata, le feste di paese, il profumo dei dolci, il piacere di sedersi a tavola a mangiare e a discutere per il semplice piacere di farlo. E quella realtà, ai più sconosciuta, di una vita parallela e  in fondo uguale trascorsa tra una malattia minacciosa ma non sempre insidiosa come la si immagina comunemente.
Le donne non sono altro che lo sfondo, leggero pur con la pesantezza di destini ingombranti, che si alternano e si cedono il passo in una danza dove il ruolo principale è ancora riconosciuto all'uomo.
Al termine del libro Alexis, dopo avere conosciuto tutte le vicende della propria famiglia, deciderà di non  sposare un uomo che non ama.  Davvero un'umile conquista...

4 commenti:

loveandbooks ha detto...

La bellezza della Grecia è data anche dalle sue misteriose ed inesplorate isolette, sconosciute ai più, dove si vive ancora come nell'Ottocento. In alcune non ci sono neanche i mezzi ma si usano gli asini. Parliamo dell'anno 2000, non dell'800, ma queste realtà esistono, e oltre all'incontaminazione della terra, che permette di assaporare meraviglie selvagge e meno consumistiche, si possono sentire sulla pelle le mentalità di una volta, accompagnate da una genuinità che ancora pochi popoli europei possiedono. Non sposare l'uomo che non si ama, per alcune donne, è una grande conquista, anche se, oggettivamente, l'emancipazione della donna del nord Italia, in confronto, non ha paragoni.
La tua recensione è interessante. Mi chiedo solo se l'autrice sia greca o inglese...

Bblogger ha detto...

L'autrice è inglese, come l'ultima protagonista, ecco il perché di questa magra conquista conclusiva... in fondo il matrimonio evitato non è che un pretesto, però avrebbe potuto essere più significativo

loveandbooks ha detto...

E' sicuramente un libro da leggere allora, mi ha incuriosita.

Kylie ha detto...

Raccolgo il suggerimento.
Non conoscevo il libro.

Bacio

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