ISABELLA MORRA POETESSA LUCANA DEL 500


questa opinione è dedicata ad una mia amica piemontese ed a tutte le donne coraggiose e tenaci che sfidano gli sterotipi del mondo per affermare la propria dignità.

Paolo









D'un alto monte onde si scorge il mare miro sovente io,
tua figlia Isabella,
s'alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.
Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch'alcun conforto
possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.
Ch'io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è l'infelice lito)
che l'onde fenda o che la gonfi il vento.

Contra Fortuna alor spargo querela,
ed ho in odio il denigrato sito,

come sola cagion del mio tormento.

quella che mi auguro avete appena letto è una poesia di Isabella Morra.

Isabella Morra nacque a Favale (odierna Valsinni in provincia di Matera) nel 1516 e morì assassinata tra il 1543 ed 1546, uccisa insieme con il suo maestro di lettere. Aveva superato i venticinque anni, i suoi assassini furono tre dei suoi fratelli, i quali sospettavano una sua relazione sentimentale con tale Diego Sandoval de Castro, nobiluomo spagnolo e poeta, sposato con una certa Antonia Caracciolo e padre di due figli, signore del vicino Castello di Bollita (attuale Nova Siri). Il duplice omicidio avvenne nel castello dei Morra, tutt'ora esistente a Valsinni, quando i bruti fratelli sorpresero il maestro di lettere che consegnava ad Isabella alcune lettere fatte recapitare da don Diego e firmate con il nome della moglie. Dapprima fu ucciso il pedagogo e poi la povera Isabella a pugnalate. Alla base del tragico fatto di sangue, oltre all'onore da lavare, un fatto politico: la guerra tra Francia e Spagna per il dominio dei feudi dell'Italia meridionale. Don Diego spagnolo alleato degli spagnoli, insieme ad Isabella venne sospettato dai tre fratelli assassini, persone particolarmente violente e ignoranti da sempre nemici degli spagnoli e vicini alla dinastia francese, di volergli sottrarre il feudo di Favale. Del resto, i fratelli Morra non paghi del delitto compiuto, circa un anno dopo l'uccisione della giovane sorella, assassinarono anche Don Diego Sandoval de Castro con tre schioppetate due al volto ed una mortale alla schiena, dopo avergli teso un agguato in un bosco tra Favale e Bollita. E', questo, uno dei tanti episodi di violenza che, nel Cinquecento, insanguinarono le remote contrade italiane, soprattutto nella provincia meridionale. In un certo senso, secondo alcuni, la vicenda della sfortunata poetessa è da considerare un episodio tipico del tempo. Il legame tra i Morra e la Francia è testimoniato dal fatto che il capo della famiglia Morra, Giovanni Michele era fuggito in esilio a Parigi, presso la corte di Francesco I a seguito contrasti con i feudatari di Salerno. La partenza del padre segnò la vita di Isabella che, rimasta a Favale con la madre ed i fratelli, aspirò per tutti i suiìoi giorni ad un ricongiungimento con il genitore, indicato come persona particolarmente illuminata. L'autorità spagnola, contrariata dall'omicidio del Sandoval de Castro cercò di far luce sul secondo fatto di sangue e aprì un'inchiesta con grande spiegamento di investigatori e soldati mandati a Valsinni alla ricerca dei fratelli Morra, nel frattempo riparati in Francia come il padre. Fu durante le indagini e le perquisizioni che fu trovato il breve canzoniere di Isabella Morra, acquisito agli atti del processo che fu celebrato a Napoli. Da esso, però, non si poté ricavare nulla, tranne una situazione di infelice solitudine e disperazione, strettamente collegata alla particolare condizione in cui la giovane vittima conduceva la sua esistenza. Il canzoniere, cioè, non apportò alcun contributo alla verità processuale nè fece chiarezza sui moventi del delitto consumato dai fratelli Morra e sulla presunta relazione tra Isabella e Diego; al contrario, non vi è alcun riferimento a detta relazione ma, in esso veniva a luce un'anima particolarmente delicata e tormentata. Dalla sua lettura, si potè solo annoverare un autentica poetessa nel panorama letterario italiano. Il caso, peraltro, si prestava e si presta ad una considerazione singolare: è interessante e per certi versi sorprendente, siamo nel '500 che, potesse esserci, anche nella remota Lucania del tempo, una donna che coltivasse le lettere e la poesia e che cantasse in maniera così struggente la pena della propria esistenza di cui aveva piena coscienza. La singolarità e la straordinarietà della poesia di Isabella Morra appare in tutta evidenza se si considera la distanza geografica e culturale che separava la giovane dalle correnti letterarie del suo tempo, ed è anche la ragione della diversità della sua lirica rispetto a quella del tempo. Isabella viveva prigioniera di un mondo ad ella estraneo ed avverso tra i monti a ridosso del Pollino. Passava le sue giornate tra le letture e le passeggiate lungo la riva del fiume Sinni o sulle vette più alte della zona a cercare di vedere il mare da cui sperava che arrivasse qualcuno che la sottraesse a quel mondo a lei così ostile. La poesia di Isabella Morra, perciò, è soprattutto il canto della solitudine e della emarginazione. La disperazione sublimata verso la ricerca di una evasione che il destino le avrebbe sempre negato. Non è difficile, leggendo la poesia di Isabella Morra, scorgere i segni di una particolare condizione esistenziale. Una donna, per certi versi rivoluzionaria, cosciente del suo stato e ribelle verso un mondo che per lei aveva già ritagliato un ruolo ed un posto che le erano estranei: chiusa nel suo palazzo nobiliare, guarda svolgersi la vita intorno a se in un modo e lei avulso; una poetessa senz'amore, che probabilmente l'amore non ha mai conosciuto, pur avendolo sempre sospirato e sognato. Perciò, Isabella nella sua breve e tormentata esistenza, sarà guidata da un'aspirazione ed un desiderio: evadere! lasciare il mondo che la imprigiona e che la deprime. Ed e' alla natura con i suoi monti, il mare, le valli, i fiumi, gli alberi, la luna e gli animali che essa si rivolge quasi a voler affidare il suo grido di dolore ed il suo desiderio di fuggire.

Ecco ch'un'altra volta, o valle inferna,
o fiume alpestre, o r
uinati sassi,
o ignudi spirti di virtute e cassi,

udrete il pianto e la mia doglia eterna.
Ogni monte udirammi, ogni caverna,
ovunq'io arresti, ovunqu'io mova i passi;
chè Fortuna, che mai salda non sta
ssi,
cresce ogn'or il mio male, ogn'or l'eterna.

Deh, mentre chì'io mi lagno e giorno e notte,

o fere. o sassi, o orride ruine, o selve incolte,
o solitarie grotte,
ulule,
e voi del mal nostro indovine,

piangete meco a voci alte interrotte

il mio più d'altro miserando fine.






Il suo pensiero corre a Parigi esilio dorato del padre, o verso un eventuale matrimonio o chiunque possa soddisfare il suo bisogno di andare lontano; e quando ciò le appare impossibile, plasma la sua disperazione nell'arte. Il canto della disperazione e di una condizione di sottomissione e prevaricazione della propria dignità "come sola cagion del mio tormento..." Alcune notizie su Valsinni oggi: la graziosa cittadina si raggiunge agevolmente percorrendo la strada statale "sinnica" che collega Salerno a Taranto. Il castello dei Morra domina il borgo essendo stato costruito su uno sperone di roccia che si eleva nel contesto, quasi a voler consentire ad Isabella di proiettarsi fuori da quel luogo a lei così inviso. Il borgo medievale è costituito da case in pietra e vicoli che si snodano ai piedi del castello. Dell'illustre concittadina a Valsinni si raccontano tante leggende: il fantasma di Isabella si aggirerebbe incappucciato nelle notti uggiose tra il castello ed i vicoli del borgo antico; la sventurata busserebbe ad ogni uscio gridando "sono innocente". Nella notte dell'11 febbraio il fiume Sinni (Siri per Isabella) regolarmente straripa perchè le sue acque si gonfiano delle lacrime di Isabella. All'ingresso del paese vi è una statua della poetessa collocata in un parco pubblico. In estate figuranti in costume rievocano le vicende di Isabella e per le vie del paese vengono allestiti degli stand con degustazione di prodotti e piatti tipici di Valsinni. Per chi capita in inverno è possibile gustare nei ristoranti del posto un pranzo tipico con antipasti a base di salumi e conserve, primi piatti costituiti da pasta condita con sugo ai funghi e pancetta oppure con sugo di carne, mollica di pane e formaggio locale. I secondi sono costituiti da carne arrosto (agnello, capretto, salsiccie) Le visite guidate al castello sono organizzate dalla locale pro-loco con guide in costume. Ad Isabella Morra è intitolata una delle scuole superiori di Matera. Per concludere l'opinione, per tutti coloro che con la lettura sono arrivati sin qui, forse la più bella delle rime composte da Isabella; in essa il presagio di una morte imminente ed un estremo disperato messaggio per il padre lontano affidato al fiume Siri (oggi Sinni):


Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch'io sento da presso il fin amaro,

fà tu noto il mio duolo al Padre caro,
se mai qui 'l torna il suo destino acerbo.
Dilli come, morendo, disacerbo
l'aspra
Fortuna e lo mio fato avaro,

e, con esempio miserando e raro,
nome infelice a le tue onde serbo.

Tosto ch'ei giunga a la sassosa riva

(a che pensar m'adduci, o fiera stella,

come d'ogni mio ben son cassa e priva!),
inqueta l'onde con crudel procella,
e
di':- Me accreber sì, mentre fu viva,

non gli occhi no, ma i fiumi d'Isabella.


Paolo

2 commenti:

Anonimo ha detto...

una pagina rara piena di poesia

Anonimo ha detto...

http://www.aptbasilicata.it/Valsinni.610+M54a708de802.0.html


Informazioni e tante foto di Valsinni (Mt)

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