Piermatteo d’Amelia, un artista ritrovato

Fino a qualche anno fa poco si sapeva dell’artista che aveva comunque lavorato alla Cappella Sistina prima dell’intervento di Michelangelo.
Non è un fenomeno infrequente nella nostra storia dell’arte che tante opere alla fine risultino anonime anche perché, secondo usi molto diffusi in un certo periodo, quadri e sculture venivano “firmati” ogni tanto. Poi spesso le botteghe del tempo, pur collegate a qualche caposcuola, implicavano spesso un lavoro di squadra ed una minore personalizzazione degli interventi. Per fortuna molte vicende artistiche ci sono state tramandate dal Vasari (1511-1574), dal Bellori (1613-1696), dagli archivi dell’Accademia di San Luca e da altri documenti che magari saltano fuori dopo ricerche fortunate. Anche per gli artisti più famosi vanno però confrontati sia le pitture sia i documenti. Giusto per fare un esempio il coinvolgimento del grande Raffaello negli affreschi della Libreria Piccolomini di Siena (affidati al manager Pinturicchio) è chiaramente documentato dal racconto, facilmente partigiano, del Vasari ma poi sono stati comunque necessari esami accurati degli esperti.
Di Piermatteo qualcosa ovviamente si sapeva ma è stata la ricerca, anche documentale, degli ultimi decenni che ha consentito di far luce sulle sue opere e le sue attività artistiche fin da quando, da giovane garzone di bottega, lavorò negli affreschi del Duomo di Spoleto accanto a Filippo Lippi e Fra Diamante. Secondo le ipotesi l’artista poi si affermò in Umbria ed anche a Roma grazie anche all’appoggio della potente famiglia Geraldini di Amelia. Della supposta vasta produzione della filiale romana di Piermatteo non si hanno però più evidenze anche se è possibile che non tutto abbia fatto la fine dell’antico cielo stellato della Cappella Sistina. E’ però plausibile che la bottega amerina avesse relazioni con quella di Antoniazzo Romano.
Agli studi recenti sul pittore hanno lavorato anche due critici fra quelli più noti ovvero il defunto Federico Zeri e Vittorio Sgarbi. Tuttavia solo con l’attuale ciclo di iniziative in Umbria e con le mostre di Terni ed Amelia si sta cercando di far conoscere al grande pubblico le qualità artistiche di Piermatteo D’Amelia.
Sostanzialmente, dopo la mostra sul Pinturicchio presso il Palazzo dei Priori di Perugia, si tratta della seconda grossa operazione tesa a rivalutare nella giusta misura i pittori del Rinascimento umbro che certamente furono messi in secondo piano da Pietro Vannucci (il Perugino) e dall’urbinate Raffaello che comunque gravitava nello stesso giro di committenze e relazioni.
Le mostre su Piermatteo d’Amelia sono programmate fino al 2 maggio a Terni (Centro Arti Opificio Siri, antico impianto industriale riqualificato come sede museale) e ad Amelia (Pinacoteca ex Collegio Boccarini). Fra le opere esposte a Terni è di particolare rilievo la grande tavola che anticamente era nella chiesa di San Francesco di Terni e che fu attribuita al pittore solo intorno al 1985 grazie al ritrovamento di un documento abbastanza esplicito. Ad Amelia è invece esposta una delle pochissime opere firmate (Sant’Antonio Abate). Purtroppo fra i diversi dipinti non è visibile la c.d. Annunciazione Gardner rimasta a Boston.
Un giretto per Terni consente comunque di vedere altre interessanti opere d’arte e fra queste: la Cappella Paradisi di Bartolomeo di Tommaso in San Francesco e, nella chiesa di San Pietro, gli affreschi di un altro artista in cerca di identità e di documenti (si tratta del c.d. maestro della “dormitio Virginis”).

alpav

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